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finalmente un’anziana disabile potrà uscire di casa
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Dopo quasi vent’anni di “prigionia”
finalmente un’anziana disabile potrà uscire di casa

Parlare di disabilità serve. Sensibilizzare, fare informazione, dare voce a tutti: serve, eccome. Su queste pagine raccontiamo storie, liete e meno liete, di tante persone portatrici di handicap costrette a lanciare una quotidiana sfida all’accessibilità domestica. A volte la battaglia è dura, ma qualche volta si conclude positivamente. Come nel caso di una anziana di Chiavari, l’ottantaduenne Ada Venturini, che ha ottenuto rassicurazioni dall’amministrazione locale sulla effettuazione in tempi brevi di operazioni di abbattimento delle barriere architettoniche che da quasi vent’anni – dal momento in cui contrasse la sclerosi multipla – costringono la donna a una vita da reclusa, da prigioniera in casa propria. ada venturini-disabile-casaL’assessore all’Edilizia ha dichiarato di aver appreso del caso della signora Venturini dalle pagine del Secolo XIX: “Non ci tiriamo indietro, ho chiesto un intervento risolutivo nel più breve tempo possibile”. Ma quali barriere hanno impedito all’anziana di condurre un’esistenza il più possibile normale? Anzitutto quelle fisiche: l’ascensore del palazzo in cui abita non arriva al livello stradale, e tra il piano rialzato e l’uscita ci sono ben diciotto gradini, impossibili da superare senza un montascale o ausilio analogo. Ma anche le barriere mentali hanno rappresentato un problema: infatti, i vicini di casa della signora si sono a lungo opposti a interventi edilizi di modifica perché preoccupati di conseguenze sull’estetica dello stabile. Risultato? “Una vita da reclusa”.  Ma la signora Ada è ancora energica e vitale, e non si è mai rassegnata a questo triste destino. Alla fine le istituzioni pare abbiano finalmente ascoltato il suo appello.

Parlare di disabilità serve, eccome: il superamento delle barriere architettoniche è anzitutto un fatto di cultura e di “testa”.

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